IL BACIO DEL KRAKEN
Francesca Cani
Edizioni: cartaceo ed ebook
E-book: 1,99 lancio ebook per 3 giorni, poi € 2,99
Pagine: 360
Genere: fantasy romance
Tropes: Morally Grey Hero, Slow Burn, Bookworm Heroine, Enemies to Lovers, He Falls First (ma non lo ammette!)
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TRAMA
«Ivar l’aveva comprata.
Così com’era: buffa, con gli occhiali, una lettrice di testi proibiti.
E Daphne aveva scoperto che il peccato non era nei libri. Era lui.
Ivar Clarke non ha mai desiderato nulla che non riuscisse a prendere. Finché incontra Daphne — con i suoi occhiali storti, i suoi libri proibiti e quella testardaggine silenziosa che gli entrava sotto la pelle come un amo.
Lei sapeva tutto del piacere femminile. Lo aveva letto, studiato, annotato a margine in greco antico. Ma nessuna pagina l’aveva preparata a lui — alle sue mani sempre guantate, alla sua bocca che non chiedeva mai il permesso, al modo in cui la guardava come se fosse l’unica cosa al mondo che non riusciva a possedere davvero.
Tra loro c’è un contratto, un segreto antico cinque anni e una domanda che nessuno dei due ha ancora il coraggio di fare ad alta voce.
Fino a quando?

Cari divoratori di libri, è la prima volta che leggo un romanzo storico di Francesca Cani. Sin dalle prime pagine si percepisce una penna solida, ricca di quella sostanza che sa catturare il lettore e trascinarlo nella storia. Le ambientazioni, fatte di salsedine, vento, nebbia e lussuosi palazzi, non fanno mai perdere di vista il fulcro della narrazione. Ci si sente come Daphne, ormai dichiarata zitella eccentrica, incapace di vedere oltre i libri che legge. Proprio per questo, lei non si accorge dell’intrigo che le stanno tessendo intorno. È una falena intrappolata in un barattolo, attratta da una luce che altri hanno acceso per lei. Eppure, il suo modo di essere così particolare cattura l’attenzione di Igor, un misterioso uomo portato dal mare, fatto di vendetta e cicatrici. Un demone emerso dagli abissi che, in teoria, non dovrebbe avere nulla a che fare con un timido topolino di biblioteca. I tatuaggi, però, spesso non mostrano, nascondono. E ciò che si cela sotto l’inchiostro, prima o poi, trova sempre il modo di emergere.
Se da una parte Igor cerca di affermarsi in un ton che lo rifiuta, mentre tenta di catturare la sua giovane preda, dall’altra Daphne non è così indifesa come appare. Grazie alle sagge parole di qualcuno che l’ha preceduta, affidate a un libro segreto, riesce a destreggiarsi in un mondo maschilista che vorrebbe sottometterla. Per entrambi i protagonisti il vero punto di rottura sono proprio loro stessi e quei sentimenti che non confessano, ma che iniziano lentamente a mettere radici. Sono personaggi tridimensionali, capaci di evolversi nel corso della narrazione.
Devo riconoscere che, terminata la lettura, ho ancora la sensazione della salsedine addosso, il rumore del mare nelle orecchie e l’immagine di uno scialle mosso dal vento. È solo un frammento di ciò che resta, ma dimostra la capacità dell’autrice di lasciare il segno con la sua scrittura. La magia di un libro sta nel momento in cui smetti di prestare attenzione allo stile perché sei completamente rapito dai personaggi. Francesca Cani riesce in questo con grande naturalezza. L’incontro e lo scontro tra Daphne e Igor restano, per tutto il romanzo, intensi, sentiti e vivi. Non hanno bisogno di molte parole, parlano gli sguardi, i gesti, i silenzi. Ed è proprio questo che permette al lettore di entrare nelle loro vite e creare un legame autentico con entrambi.
Mi è piaciuta molto anche la chicca finale, che completa un’atmosfera già intima e familiare, lasciando il lettore con la sensazione di aver vissuto davvero quel viaggio.
Non perdetevi questa storia ambientata in una terra dove i mostri non sono quelli dichiarati e dove non servono parole per capire chi protegge e chi ferisce.
A presto.
Cristina


